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UNI EN ISO 9001:2026: pubblicata la nuova norma sui sistemi qualità. Novità punto per punto e scadenze della transizione

Il 16 settembre 2026 ISO ha pubblicato la ISO 9001:2026 – Quality management systems – Requirements, sesta edizione della norma sui sistemi di gestione per la qualità più diffusa al mondo. Nello stesso giorno UNI ha reso disponibile la UNI EN ISO 9001:2026 in italiano e in inglese, insieme alle versioni Redline che evidenziano le modifiche rispetto all'edizione precedente.

La nuova edizione sostituisce la ISO 9001:2015 e il suo emendamento sul cambiamento climatico (Amd 1:2024), che viene incorporato nel testo. Non si tratta di una rivoluzione: la struttura in dieci capitoli, l'approccio per processi e il ciclo PDCA restano invariati. Cambiano però l'enfasi e la precisione di alcuni requisiti, e su questi punti gli auditor degli organismi di certificazione concentreranno l'attenzione durante gli audit di transizione.

Il contesto: una revisione “evolutiva”

La revisione, curata dal comitato ISO/TC 176/SC 2, è partita nel 2023. Il DIS è andato al voto nell'agosto 2025, il FDIS nel maggio 2026. A fine maggio 2026 era già stata pubblicata anche la nuova UNI EN ISO 9000:2026 (Fondamenti e vocabolario), che resta il riferimento normativo per termini e definizioni. Il richiamo alla ISO 9000 è ora non datato, quindi si applica sempre l'edizione più recente.

Gli obiettivi dichiarati sono tre: requisiti più chiari e facili da applicare, più attenzione a leadership e cultura della qualità e una trattazione distinta di rischi e opportunità. A questo si aggiunge l'allineamento all'ultima versione della Harmonized Structure comune a tutte le norme ISO sui sistemi di gestione.

Le principali novità punto per punto

Punto ISO 9001:2015 ISO 9001:2026
4.1 / 4.2Cambiamento climatico introdotto con l'emendamento 2024Clima integrato nel testo; l'organizzazione stabilisce quali requisiti delle parti interessate il SGQ deve soddisfare
5.1.1Leadership e impegnoL'alta direzione deve promuovere la cultura della qualità e il comportamento etico
6.1Rischi e opportunità trattati insiemeSuddiviso in 6.1.1 – 6.1.3, con analisi e valutazione esplicite e distinte
6.3Pianificazione delle modificheEsteso a informazioni, comunicazione, monitoraggio e riesame dei risultati
7.1.6Conoscenza per il funzionamento dei processi e la conformità di prodotti e serviziConoscenza necessaria all'intero SGQ: da conservare, applicare e condividere
8.2 / 8.3 / 8.5.1Comunicazione con il cliente, progettazione, controllo operativoComunicazione delle azioni di emergenza, gestione dei requisiti modificati, informazioni operative aggiornate nel luogo di lavoro
9.2.2Criteri e campo di applicazione dell'auditAggiunti gli obiettivi di ciascun audit interno
9.3Input del riesame di direzioneCambiamenti nelle esigenze delle parti interessate; efficacia delle azioni su rischi e opportunità valutata separatamente
10.1 / 10.3Miglioramento distribuito su due puntiConsolidato nel punto 10.1 Miglioramento continuo

1. Cultura della qualità e comportamento etico (5.1.1, 7.3, 7.1.4)

È la novità più visibile. L'alta direzione deve ora promuovere attivamente una cultura della qualità e comportamenti etici. Il tema ritorna nella consapevolezza del personale (7.3) e nell'ambiente per il funzionamento dei processi (7.1.4). La norma non chiede un codice etico o un manuale dedicato: la verifica è sui comportamenti. Un addetto al collaudo può segnalare un esito negativo senza pressioni per cambiarlo? Un responsabile sostiene la decisione di bloccare una spedizione non conforme? Le evidenze andranno cercate nelle decisioni quotidiane, non nei documenti.

2. Rischi e opportunità separati (6.1.1 – 6.1.3)

Nella 2015 molte organizzazioni trattavano le opportunità come appendice del registro dei rischi. La nuova edizione dedica loro sottopunti distinti, rende espliciti analisi e valutazione e porta la distinzione fino alla valutazione delle prestazioni e al riesame di direzione. Non servono due registri né un metodo di scoring specifico: basta dimostrare che almeno un'opportunità è stata individuata, valutata, attuata e riesaminata.

3. Gestione delle modifiche fino ai risultati (6.3)

La pianificazione delle modifiche non si ferma più all'approvazione. Occorre fornire le informazioni necessarie, comunicare la modifica, monitorarne l'andamento e riesaminare i risultati rispetto a quanto previsto. In pratica, al modulo di gestione delle modifiche va aggiunta una verifica di efficacia con una data di riesame.

4. Conoscenza organizzativa estesa (7.1.6)

La conoscenza non riguarda più solo i processi operativi, ma tutto ciò che serve a raggiungere i risultati del SGQ, e va conservata, applicata e condivisa. Passaggi di consegne, affiancamenti, lessons learned e know-how accessibile entrano nel perimetro. È spesso la lacuna più concreta nelle PMI in cui la competenza tecnica è concentrata in poche persone di lunga esperienza.

5. Contesto, parti interessate e clima (4.1, 4.2)

I requisiti dell'emendamento 2024 entrano stabilmente nel testo. L'organizzazione deve stabilire se il cambiamento climatico è un fattore rilevante per il proprio contesto e considerare i requisiti collegati delle parti interessate. Non nasce automaticamente l'obbligo di un programma climatico separato: serve una valutazione documentata e coerente con processi, prodotti e mercati. Il punto 4.2 chiede inoltre di stabilire quali requisiti delle parti interessate saranno soddisfatti attraverso il SGQ.

6. Audit interni con obiettivi, miglioramento consolidato (9.2.2, 10.1)

Ogni audit interno deve avere obiettivi definiti, oltre a criteri e campo di applicazione, e il rapporto deve rispondere a quegli obiettivi. I requisiti sul miglioramento continuo, prima divisi tra 10.1 e 10.3, sono riuniti nel 10.1: basta aggiornare i riferimenti nelle procedure.

7. Appendici e informazioni documentate

L'Appendice A è stata ampliata in modo significativo come guida interpretativa, con esempi su tecnologie, lavoro da remoto e diversi contesti operativi. Resta una guida: non introduce requisiti aggiuntivi e non impone sistemi di intelligenza artificiale, piani di continuità operativa o software specifici. L'Appendice B della 2015 è stata eliminata. In alcuni punti le informazioni documentate sono descritte come “rese disponibili come evidenza”: non è un invito a eliminare registrazioni, che restano necessarie per dimostrare quanto fatto.

Cosa NON cambia

Struttura dei capitoli 4–10, approccio per processi, PDCA, focalizzazione sul cliente, competenza, controllo operativo, audit interno e riesame di direzione. Anche il controllo degli output non conformi (8.7) e le azioni correttive (10.2) restano sostanzialmente invariati. La norma continua a non prescrivere un metodo di analisi delle cause (5 Whys, Ishikawa, 8D).

Le date della transizione

Le regole di transizione non le stabilisce ISO ma la comunità dell'accreditamento. Dal 1° gennaio 2026 IAF e ILAC sono confluiti in Global Accreditation Cooperation Incorporated (Global ACI), che ha pubblicato il documento obbligatorio Global ACI-TECH-3-TR 2029-09-30 (M) con un periodo di transizione di tre anni:

Data Scadenza
16 settembre 2026Pubblicazione ISO 9001:2026 e UNI EN ISO 9001:2026
31 marzo 2027Gli enti di accreditamento devono essere pronti a valutare gli organismi sulla nuova edizione
30 giugno 2027Gli organismi di certificazione accreditati presentano la dichiarazione di transizione
30 settembre 2027Completamento delle decisioni di accreditamento sulla nuova edizione
31 marzo 2028Le nuove certificazioni accreditate possono essere rilasciate solo a fronte della ISO 9001:2026
30 settembre 2029Fine della transizione: i certificati ISO 9001:2015 non sono più validi

La transizione può avvenire durante un audit di sorveglianza o di rinnovo già pianificato, oppure con un audit dedicato. In Italia le modalità operative saranno recepite da Accredia con apposita circolare, come già avvenuto per la ISO 14001:2026. Nel frattempo i certificati ISO 9001:2015 mantengono la loro validità e le scadenze di sorveglianza restano invariate.

Tre anni sembrano molti, ma i tempi reali sono più stretti: gli organismi di certificazione devono formare gli auditor e ottenere l'estensione dell'accreditamento prima di poter emettere certificati sulla nuova edizione, e le prime certificazioni accreditate ISO 9001:2026 sono attese per il 2027. Chi arriva in coda rischia di trovare agende piene negli ultimi mesi utili.

Perché interessa anche chi fa marcatura CE

Per molti fabbricanti il sistema qualità non è solo un certificato da esibire ai clienti. Nelle procedure di valutazione della conformità previste da diverse normative di prodotto (ad esempio i moduli D, E e H della Decisione 768/2008/CE, applicati da regolamenti e direttive come GAR, PED, ATEX o Macchine), l'organismo notificato valuta il sistema qualità della produzione o dell'intero processo. Queste procedure non richiedono la certificazione ISO 9001, ma un SGQ conforme alla norma è di fatto la base più solida su cui costruirle. Aggiornarlo alla 2026, in particolare su gestione delle modifiche (6.3) e conoscenza organizzativa (7.1.6), rafforza anche la gestione delle modifiche di prodotto e della documentazione tecnica richieste dalla marcatura CE.

Come prepararsi: una checklist operativa

  1. Acquistare la norma e la versione Redline UNI per individuare subito le differenze testuali.
  2. Condurre una gap analysis punto per punto, concentrandosi su 4.1–4.2, 5.1.1, 6.1, 6.3, 7.1.6, 8.2, 9.2.2, 9.3 e 10.1.
  3. Aggiornare analisi del contesto e valutazione del clima, verificando che siano ancora attuali.
  4. Separare rischi e opportunità nello strumento di pianificazione e documentare almeno un'opportunità seguita fino al riesame.
  5. Rivedere il processo di gestione delle modifiche aggiungendo verifica di efficacia e riesame dei risultati.
  6. Mappare la conoscenza critica e le persone che la detengono, con piani di affiancamento e condivisione.
  7. Coinvolgere la direzione su cultura della qualità ed etica, con evidenze concrete di comportamento.
  8. Formare auditor interni e responsabili di processo sulle nuove richieste, in particolare sugli obiettivi degli audit.
  9. Eseguire un audit interno e un riesame di direzione a fronte della nuova edizione prima dell'audit di transizione.
  10. Concordare con l'organismo di certificazione la data dell'audit di transizione, possibilmente abbinata a una sorveglianza o a un rinnovo.

Attenzione ai sistemi integrati

Chi è certificato anche secondo la ISO 14001, anch'essa pubblicata in nuova edizione nel 2026, può gestire una sola volta le parti comuni della Harmonized Structure (contesto, leadership, rischi e opportunità, modifiche, audit, riesame). Gli audit di transizione restano però due, con scadenze proprie.

Conclusioni

La ISO 9001:2026 non chiede di rifare il sistema qualità, ma di renderlo più vivo: comportamenti della direzione verificabili, opportunità gestite con la stessa disciplina dei rischi, modifiche seguite fino ai risultati e conoscenza protetta dalla perdita di persone chiave. Le organizzazioni che partono ora con una gap analysis mirata arriveranno all'audit di transizione con un sistema più efficace, non solo con una documentazione aggiornata.

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Fonti: ISO, scheda ISO 9001:2026; UNI – Ente Italiano di Normazione; Global ACI, “Global ACI Publishes Transition Requirements for ISO 9001:2026” (documento Global ACI-TECH-3-TR 2029-09-30 (M)).

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