Dall'8 luglio 2026 l'eFiling della Consumer Product Safety Commission (CPSC) statunitense è formalmente in vigore. Si tratta del sistema, sviluppato congiuntamente da CPSC e da U.S. Customs and Border Protection (CBP), che obbliga gli importatori a trasmettere elettronicamente i dati del certificato di conformità del prodotto — CPC (Certificate of Product Compliance) o GCC (General Certificate of Conformity), a seconda dei casi — al momento dell'ingresso della merce negli Stati Uniti. Per chi esporta prodotti di consumo verso il mercato americano, non è più sufficiente avere il certificato: bisogna anche averlo caricato nel sistema giusto, nel formato giusto, prima che la merce arrivi in dogana.
Cosa cambia rispetto al passato
Fino a oggi il certificato di conformità (CPC o GCC) era un documento che l'importatore doveva poter esibire su richiesta, ma non era necessariamente collegato in modo strutturato alla singola spedizione nel sistema doganale. Con l'eFiling, i dati del certificato — identificazione del prodotto, norme applicabili, data e luogo di fabbricazione, data e laboratorio della prova, referente dei registri — devono essere presenti nell'Automated Commercial Environment (ACE) di CBP al momento della dichiarazione di importazione, oppure resi disponibili tramite riferimento al Product Registry di CPSC. Il concetto operativo è lo stesso già visto per i tappeti e le moquette (16 CFR 1630/1631), ma qui la portata è più ampia: riguarda l'intero perimetro dei prodotti soggetti alla giurisdizione CPSC.
Tempistiche di applicazione
- 8 luglio 2026 — data di entrata in vigore generale dell'obbligo di eFiling per i prodotti importati negli Stati Uniti nella loro forma finita e soggetti a certificazione CPC o GCC.
- 8 gennaio 2027 — termine prorogato per le spedizioni destinate a Foreign Trade Zone (FTZ), per le quali l'obbligo diventa pienamente operativo con sei mesi di ritardo rispetto alla scadenza generale.
Lo stesso 8 luglio 2026, CBP ha diffuso la comunicazione ufficiale CSMS #69177694, con cui CPSC ha chiarito che, in questa fase, il sistema doganale non blocca automaticamente le pratiche di importazione per le quali mancano i dati di eFiling. Questa flessibilità operativa non va però interpretata come una sanatoria: resta fermo l'obbligo legale di certificazione a carico dell'importatore, e il rischio di non conformità si sposta semplicemente dal controllo all'ingresso a un controllo successivo, in fase di verifica post-importazione — con conseguenze potenzialmente più onerose se irregolarità vengono rilevate a distanza di tempo su lotti già distribuiti sul mercato.
Ambito di applicazione
L'obbligo di eFiling riguarda:
- prodotti importati negli Stati Uniti in forma finita;
- prodotti soggetti alla giurisdizione CPSC per i quali è richiesto un certificato CPC o GCC;
- prodotti destinati al consumo, al deposito in magazzino o alla distribuzione nei canali commerciali statunitensi.
Due modalità di trasmissione dei dati
Il sistema prevede due opzioni di invio, pensate per profili di importatore diversi:
- Full PGA Data Set — l'importatore fornisce tutte le informazioni del certificato al proprio doganalista (customs broker), che le inserisce direttamente nel sistema ACE di CBP. È l'opzione più indicata per volumi ridotti o importazioni occasionali, perché non richiede la registrazione preventiva nel Product Registry di CPSC.
- Reference PGA Data Set — l'importatore registra le informazioni del certificato nel Product Registry di CPSC e fornisce al doganalista soltanto i tre identificativi del certificato, che vengono richiamati per riferimento nel sistema ACE. È la soluzione più efficiente per chi importa con continuità e in grandi volumi, perché evita di ritrasmettere gli stessi dati a ogni spedizione.
Come registrare il prodotto nel CPSC Product Registry
| Fase | Note operative |
|---|---|
| 1. Registrazione dell'account aziendale | Solo gli importatori con sede negli Stati Uniti possono registrarsi autonomamente sul Product Registry. |
| 2. Creazione di una product collection | L'importatore può invitare fabbricanti, laboratori terzi e doganalisti a registrarsi e ad aderire alla collection come utenti. |
| 3. Caricamento delle informazioni di prodotto | Sia l'importatore sia gli utenti della collection possono inserire i dati, tramite inserimento singolo online, importazione massiva via file CSV, oppure trasmissione via API. |
| 4. Certificazione delle informazioni | L'importatore può delegare la certificazione ad altri utenti della collection, ma resta legalmente responsabile della correttezza dei dati. |
| 5. Trasmissione dei tre identificativi al doganalista | Certifier ID (identificativo univoco dell'importatore), Product ID (identificativo del prodotto nella collection, es. UPC o SKU) e Version ID (identificativo dell'ultima versione del certificato). |
Cosa fare da subito
Per fabbricanti, importatori e distributori che operano verso gli Stati Uniti, la priorità operativa è verificare, prodotto per prodotto, se sia in vigore l'obbligo di certificazione CPC o GCC e, in caso affermativo, decidere quale delle due modalità di trasmissione adottare in base ai volumi e alla frequenza delle spedizioni. Chi importa con continuità ha convenienza a strutturare fin da ora la registrazione nel Product Registry, mentre per le importazioni occasionali il canale Full PGA tramite il proprio doganalista resta la via più semplice. In entrambi i casi, la disponibilità di rapporti di prova aggiornati, rilasciati da un laboratorio accreditato, resta la condizione a monte senza la quale nessun certificato — CPC o GCC — può essere emesso o caricato nel sistema.
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