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Verifiche e manutenzione degli impianti elettrici nei luoghi di lavoro: cosa indica la nuova Linea Guida CNPI 07.1

Un impianto elettrico conforme il giorno del collaudo non resta conforme per sempre. Usura dei componenti, polvere, umidità, nuovi carichi collegati alle prese, sostituzioni fatte "in economia": nel corso degli anni il comportamento dell'impianto cambia, spesso senza che nessuno se ne accorga. È da questa constatazione che parte la Linea Guida n. 07.1 "Verifica e Controlli Impianti Elettrici – D.Lgs. 81/08 e s.m.i.", aggiornata a dicembre 2025 dal CNPI – Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati e trasmessa agli Ordini territoriali a luglio 2026.

Il documento, nuova edizione del Volume 7 delle Linee Guida CNPI, offre un quadro organico di leggi, norme e buone pratiche per la manutenzione programmata degli impianti elettrici e, attraverso una serie di casi reali, richiama l'attenzione su aspetti che nella pratica vengono spesso trascurati. Il messaggio di fondo è chiaro: la manutenzione non è un costo accessorio, ma lo strumento con cui il Datore di Lavoro mantiene nel tempo i requisiti di sicurezza, funzionalità e prestazione definiti nel progetto esecutivo.

Gli obblighi: chi deve fare cosa

La Linea Guida richiama due basi giuridiche principali:

  • D.Lgs. 81/08, art. 86: il Datore di Lavoro deve provvedere affinché gli impianti elettrici siano periodicamente controllati; l'esito dei controlli va riportato in un registro da tenere a disposizione degli organi di vigilanza (comma 1). Anche gli artt. 71 comma 9 e 86 comma 3 prevedono la registrazione dei risultati delle verifiche periodiche.
  • DM 37/08, art. 8: il proprietario dell'impianto deve adottare le misure necessarie per conservarne le caratteristiche di sicurezza, tenendo conto delle istruzioni d'uso e manutenzione dell'installatore e dei fabbricanti delle apparecchiature.

Attenzione a non confondere i due registri. Il registro dei controlli manutentivi dell'art. 86 D.Lgs. 81/08 è distinto da quello delle verifiche periodiche del DPR 462/01 (impianti di messa a terra, dispositivi contro le scariche atmosferiche, impianti in luoghi con pericolo di esplosione). Le verifiche DPR 462/01 possono essere svolte solo da organismi abilitati (o da ASL/ARPA) e hanno finalità diverse: non sostituiscono in alcun modo la manutenzione, e viceversa.

Il quadro normativo di riferimento

Il documento indica, in forma non esaustiva, i riferimenti utili per definire le verifiche periodiche ai fini della manutenzione:

  • D.Lgs. 81/08 e s.m.i. – Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro;
  • DM 37/08 e s.m.i. – impianti all'interno degli edifici;
  • DPR 462/2001 – verifiche periodiche degli impianti elettrici nei luoghi di lavoro;
  • CEI 64-8 – impianti in bassa tensione (Parte 6 per le verifiche);
  • CEI 78-17 – manutenzione delle cabine elettriche MT/MT e MT/BT dei clienti/utenti finali;
  • CEI 11-27 – lavori su impianti elettrici, di fatto vincolante per chi opera sugli impianti;
  • UNI EN 13306 – terminologia della manutenzione.

Da segnalare che la Guida CEI 0-10 sulla manutenzione degli impianti in bassa tensione è stata ritirata il 1° aprile 2023: è attesa una nuova norma che integrerà anche la parte di media tensione oggi trattata dalla CEI 78-17. Nel frattempo, la Linea Guida CNPI rappresenta uno dei riferimenti operativi più completi disponibili.

Il punto chiave: manutenzione ordinaria, straordinaria o trasformazione?

È forse l'aspetto più rilevante del documento, perché dalla classificazione dell'intervento dipendono chi può eseguirlo e quali documenti vanno prodotti. La Linea Guida distingue così:

Tipo di intervento Esempio Impresa abilitata DM 37/08 Dichiarazione di conformità
Manutenzione ordinaria Sostituzione di un componente usurato con uno identico; pulizia, lubrificazione, serraggi Non necessaria (ma serve personale competente) No
Manutenzione straordinaria Sostituzione con componente equivalente (non identico) che non altera il comportamento dell'impianto Sì Sì (art. 7 DM 37/08)
Trasformazione Intervento che modifica il comportamento elettrico dell'impianto Sì Sì, con progetto ove previsto

Il confine tra le tre categorie è meno ovvio di quanto sembri. La Linea Guida porta diversi esempi in cui interventi apparentemente banali, come la sostituzione di un'utenza, di un trasformatore MT/BT con uno ad alta efficienza conforme al Regolamento (UE) 548/2014 o di apparecchiature di manovra "SF₆-free", possono cambiare correnti di inserzione, correnti di dispersione o livelli di distorsione armonica. In quei casi non si parla più di manutenzione, ma di trasformazione dell'impianto.

Caso pratico: quando "cambiare le lampadine" modifica l'impianto

Sostituire lampade tradizionali con LED, installare inverter o variatori di velocità su motori, collegare alle prese nuove apparecchiature elettroniche: tutti interventi che introducono correnti armoniche. Le armoniche di sequenza zero si sommano sul neutro (nell'esempio della Linea Guida, 30 A a 150 Hz per fase diventano fino a 90 A sul neutro), riducono il fattore di potenza e costringono l'apparecchiatura di rifasamento a inserire più condensatori. Questo sposta la frequenza di risonanza tra condensatori e trasformatore verso le armoniche generate dai convertitori (11ª, 13ª), con il rischio di amplificarle e danneggiare i componenti. Da qui l'indicazione di ripetere le misure di qualità della tensione dopo ogni modifica dei carichi.

Tipi e livelli di manutenzione secondo la UNI EN 13306

La Linea Guida insiste sull'uso corretto della terminologia, perché è da questa che si ricava il piano di manutenzione. Secondo la UNI EN 13306 la manutenzione può essere:

  • preventiva, a sua volta predeterminata (a intervalli fissi) o secondo condizione, che comprende la manutenzione predittiva;
  • correttiva, immediata (quando le conseguenze del guasto sono inaccettabili) o differita;
  • migliorativa, per aumentare affidabilità, manutenibilità o sicurezza senza cambiare la funzione di progetto.

La scelta dipende dal livello di rischio: se il guasto di un componente non genera pericolo e il danno è contenuto, può bastare la manutenzione correttiva; se invece il guasto può causare danni gravi, occorre almeno la manutenzione preventiva, fino a quella predittiva o migliorativa.

Altrettanto importanti sono i cinque livelli di manutenzione, che servono a stabilire chi può eseguire ciascuna attività, sempre nel rispetto della CEI 11-27:

Livello Tipo di attività e personale Esempi dalla Linea Guida
1Azioni semplici, personale con addestramento minimoProva dei differenziali con il tasto di test, pulizia semplice
2Azioni di base, personale qualificato con procedure dettagliateProve di continuità, controllo condutture
3Azioni complesse, personale tecnico qualificato con procedure dettagliateProve strumentali dei differenziali
4Competenza in una tecnica o tecnologia, personale specializzatoMisura della resistenza di terra
5Conoscenze del fabbricante o di aziende specializzate con attrezzature dedicateProve dei relè di protezione MT, termografia, diagnosi su condensatori e trasformatori

Come si costruisce il piano di manutenzione

La metodologia suggerita dalla Linea Guida segue un percorso in più fasi:

  1. Analisi documentale: dichiarazioni di conformità (o di rispondenza), relazioni di progetto, elaborati grafici, calcoli, piano di manutenzione dell'opera (Guida CEI 0-2), verbali DPR 462/01, schemi funzionali dei quadri e file di configurazione dei relè. Dove la documentazione manca, occorre un rilievo dello stato di fatto.
  2. Sopralluogo con dossier fotografico e raccolta dei dati di targa dei componenti principali (costruttore, modello, numero di serie, anno; per gli impianti elettronici anche versione firmware).
  3. Valutazione dello stress operativo e ambientale di ogni componente: correnti di esercizio, numero di manovre, armoniche, sovratensioni, temperatura, umidità, polvere, agenti corrosivi, vibrazioni.
  4. Studio di affidabilità (MTBF, MTTF, MDT, criticità dei componenti, indisponibilità dell'energia), preferibilmente con il supporto dei costruttori.
  5. Definizione del piano, con periodicità e tipo di verifica per ogni attività, firmato da chi lo redige, verifica e approva (per quest'ultimo, il Datore di Lavoro).

Prima di qualsiasi intervento resta obbligatorio predisporre i piani di lavoro secondo la CEI 11-27, con le responsabilità del Responsabile dell'Impianto (RI) e del Preposto ai lavori, e con le cautele specifiche per luoghi con pericolo di esplosione o a maggior rischio di incendio.

Le verifiche da includere nel piano

La parte operativa della Linea Guida passa in rassegna le principali attività di verifica e controllo, indicando per ciascuna il livello di competenza richiesto:

  • Esame a vista: tutt'altro che banale. Oltre a polvere, corpi estranei e ossidazioni, occorre saper leggere una centralina termometrica di un trasformatore, un regolatore di rifasamento, le regolazioni dei dispositivi di protezione (che devono corrispondere allo studio di coordinamento) e verificare che le piastre di fondo dei quadri non siano state rimosse.
  • Prove di funzionamento, incluse le misure di qualità della tensione (correnti di spunto, armoniche sul neutro, THD di tensione e corrente, flicker, temperature), da confrontare con i valori del primo avviamento.
  • Interruttori differenziali: prova con tasto di test (anche mensile, livello 1) e prova strumentale (livello 2–5). Occorre inoltre verificare che il tipo di differenziale sia ancora adatto ai carichi: un tipo AC perfettamente funzionante può non essere più idoneo se i carichi sono diventati elettronici, e richiedere un tipo A, F o B.
  • Protezioni MT: prove con cassetta prova-relè (livello 5), verifica delle logiche di stacco/riattacco carichi secondo CEI 0-16, dei cablaggi e del corretto orientamento dei toroidi per le protezioni direzionali 67N.
  • Impianto di terra: controllo del dispersore, misura della resistenza di terra, dell'impedenza dell'anello di guasto, delle tensioni di contatto e di passo (CEI 64-8, CEI EN 50522, guide CEI 64-14 e 99-5). Queste verifiche vanno eseguite indipendentemente da quelle DPR 462/01 e, se necessario, con maggiore frequenza.
  • Prove di continuità dei conduttori di protezione ed equipotenziali (nei locali medici di gruppo 2 la resistenza non deve superare 0,2 Ω).
  • Controllo delle condutture e misura della resistenza di isolamento.
  • Comandi di emergenza, con una check-list dedicata.
  • Quadri elettrici: ispezione, termografia a massimo carico (livello 5), serraggio con chiave dinamometrica (da non ripetere senza motivo, perché ogni verifica sollecita il giunto), pulizia.
  • Componenti critici: condensatori di rifasamento (limiti di sovratensione e temperatura), trasformatori di misura, trasformatori di potenza in resina e in olio (analisi dell'olio, declassamento in presenza di carichi non lineari), interruttori e contattori (numero di manovre in funzione della corrente interrotta).

Per la misura della resistenza di isolamento, la Linea Guida riporta i valori minimi di riferimento:

Tensione nominale del circuito Tensione di prova in c.c. Resistenza di isolamento minima
SELV e PELV250 V0,5 MΩ
Fino a 500 V, compreso FELV500 V1 MΩ
Oltre 500 V1000 V1 MΩ

Se SPD o altri componenti possono influenzare la prova o esserne danneggiati, vanno scollegati; se non è possibile, la tensione di prova per quel circuito può essere ridotta a 250 V, mantenendo comunque almeno 1 MΩ.

Protezioni e rischio arco elettrico. La Linea Guida sottolinea un aspetto spesso ignorato: modificare una soglia o un tempo di intervento di una protezione di massima corrente non incide solo sulla protezione dell'impianto, ma aumenta l'energia incidente da arco elettrico nel punto di lavoro. Ogni variazione richiede quindi una nuova valutazione del rischio e dei DPI del manutentore (CEI 11-27, rapporto tecnico CEI 78-25).

Strumenti di misura e taratura

Le verifiche vanno eseguite con strumentazione adeguata al tipo di indagine, controllata e, quando occorre documentare l'incertezza di misura, dotata di certificato di taratura riferibile. Non esiste una scadenza di legge per la ricalibrazione: la periodicità va stabilita in base alle indicazioni del costruttore, all'uso, all'usura e all'affidabilità richiesta. Per la termografia, la legge italiana non impone una qualifica specifica dell'operatore, ma la certificazione della competenza resta un elemento di garanzia.

Il ruolo dei fabbricanti: le istruzioni di manutenzione contano

Un filo conduttore della Linea Guida è il peso delle istruzioni d'uso e manutenzione dei costruttori: sono il primo riferimento per le periodicità in assenza di altre indicazioni, per la vita utile dei componenti e per i criteri di declassamento. Per i fabbricanti di quadri, interruttori, condensatori, trasformatori e apparecchiature elettriche questo significa che la qualità del manuale di istruzioni non è solo un requisito formale della marcatura CE, ma uno strumento concreto su cui si fonda la sicurezza dell'impianto nel tempo. Sui requisiti di sicurezza del materiale elettrico immesso sul mercato si veda la nostra pagina dedicata alla Certificazione CE Bassa Tensione (Prodotti Elettrici).

Checklist operativa per Datori di Lavoro e responsabili di impianto

  1. Recuperare e ordinare la documentazione dell'impianto (DiCo/DiRi, progetto, schemi, manuali, studio di coordinamento delle protezioni).
  2. Verificare l'esistenza di un piano di manutenzione e, se manca, farlo redigere da un professionista competente.
  3. Istituire o aggiornare il registro dei controlli ex art. 86 D.Lgs. 81/08, separato da quello DPR 462/01.
  4. Assegnare ogni attività a personale con il livello di competenza adeguato (UNI EN 13306) e qualificato secondo CEI 11-27.
  5. Prima di sostituire componenti o carichi, chiedersi se si tratta di manutenzione ordinaria, straordinaria o trasformazione.
  6. Dopo ogni modifica dei carichi (LED, inverter, UPS, nuove macchine), ripetere le misure di qualità della tensione e verificare l'idoneità dei differenziali.
  7. Non modificare le regolazioni delle protezioni senza rivalutare coordinamento e rischio arco elettrico.
  8. Usare strumenti tarati e conservare le registrazioni dei sistemi di monitoraggio, ove presenti.

Conclusioni

La Linea Guida CNPI 07.1 non introduce nuovi obblighi, ma rende molto più concreti quelli esistenti. Il suo valore sta nel mostrare, caso per caso, come la manutenzione di un impianto elettrico sia un'attività tecnica di alto livello che richiede analisi del rischio, competenze differenziate e una lettura dell'impianto nel suo insieme. In attesa della nuova norma CEI che sostituirà la Guida CEI 0-10, è un riferimento utile per Datori di Lavoro, manutentori, progettisti e fabbricanti di apparecchiature elettriche.

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Fonte: CNPI – Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati, Linea Guida n. 07.1 "Verifica e Controlli Impianti Elettrici – D.Lgs. 81/08 e s.m.i.", aggiornamento dicembre 2025.

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