Quando si parla di Analisi dei Rischi, l'attenzione si concentra quasi sempre su metodologie, matrici di valutazione, algoritmi di calcolo della probabilità e della magnitudo del danno. Esiste però un presupposto che precede ogni metodo, ed è talmente scontato da essere spesso dimenticato: perché un'analisi dei rischi funzioni, chi la produce e chi la utilizza deve parlare la stessa lingua. Non un'affermazione retorica, ma una condizione tecnica precisa. Se un "pericolo" per un reparto produttivo non è lo stesso "pericolo" per l'ufficio sicurezza, se un "evento raro" ha soglie diverse a seconda di chi lo classifica, se un termine tecnico viene interpretato in modi differenti da chi progetta la risposta e da chi la esegue sul campo, il risultato non è una valutazione più o meno accurata: è una valutazione che comunica male, e che quindi rischia di fallire proprio nel momento in cui serve di più.
Il caso della UNI EN 17173:2021: un glossario per l'Europa del rischio CBRNE
Un esempio concreto di quanto questo tema sia sentito a livello normativo arriva dalla norma UNI EN 17173:2021, il "Glossario europeo CBRNE" dedicato ai rischi Chimici, Biologici, Radiologici, Nucleari ed Esplosivi (Chemical, Biological, Radiological, Nuclear, and Explosive). Il documento nasce da un'esigenza semplice da enunciare ma complessa da realizzare: raccogliere in un unico riferimento condiviso i termini e le definizioni utilizzati in ambito CBRNE, per garantire che soggetti diversi, spesso operanti in Paesi e organizzazioni diverse, possano comprendersi senza ambiguità.
Il testo della norma lo esplicita con chiarezza: una comune comprensione e comunicazione è importante per l'attuazione di una risposta CBRNE efficace, e questa comunicazione risulta tanto più efficace quanto più condivisa è la comprensione dei termini utilizzati. Molte delle definizioni raccolte nel glossario sono in uso da anni nella prassi operativa; altre sono il risultato dell'esperienza trasversale maturata tra le diverse aree CBRNE, messa a sistema per la prima volta in un riferimento unico a livello europeo.
Non è un dettaglio da poco che il documento sia dedicato esplicitamente a quattro categorie di destinatari: i primi soccorritori, il personale amministrativo, i rappresentanti dell'industria e i ricercatori. Sono profili professionali molto diversi tra loro, con formazioni, priorità e linguaggi tecnici distinti, che però devono poter dialogare sullo stesso evento di rischio nello stesso momento, spesso in condizioni di emergenza in cui non c'è tempo per chiarire equivoci terminologici. È proprio in questo punto di incontro tra mondi professionali diversi che un glossario condiviso smette di essere un esercizio accademico e diventa uno strumento operativo di sicurezza.
Perché la terminologia è parte integrante del rischio, non un suo accessorio
Il principio alla base della UNI EN 17173:2021 non riguarda soltanto il mondo CBRNE: è un principio generale di ogni processo di Analisi dei Rischi, in qualunque settore venga applicato, dalla sicurezza sul lavoro alla gestione ambientale, dalla cybersecurity alla gestione del rischio finanziario o di progetto. Un'analisi dei rischi non è mai un documento isolato: è un artefatto di comunicazione che deve viaggiare tra funzioni aziendali diverse, tra livelli gerarchici diversi, spesso tra organizzazioni diverse lungo una filiera. Se il linguaggio con cui viene scritta non è condiviso, l'informazione si degrada a ogni passaggio.
Alcuni effetti concreti di questa mancanza di linguaggio comune sono ben noti a chi lavora quotidianamente con i processi di risk management:
Classificazioni incoerenti. Se due valutatori attribuiscono significati diversi a categorie come "probabilità", "gravità" o "rischio residuo", le loro analisi non sono confrontabili, anche quando usano la stessa scala numerica.
Perdita di informazione nei passaggi di consegna. Nelle emergenze, così come nei passaggi di responsabilità tra turni, reparti o enti diversi, un termine ambiguo può cambiare radicalmente il tipo di risposta attivata.
Difficoltà di aggregazione dei dati. Organizzazioni che operano su più siti, o filiere che coinvolgono più fornitori, non possono costruire una visione di rischio consolidata se ciascun nodo della rete usa una propria tassonomia.
Barriere alla formazione e all'apprendimento organizzativo. Un linguaggio non standardizzato rende più lento l'inserimento di nuovo personale e più difficile il trasferimento di lezioni apprese da un contesto a un altro.
Rischi normativi e contrattuali. In settori regolamentati, una terminologia difforme da quella di norme e standard di riferimento può generare non conformità formali anche a fronte di pratiche di gestione del rischio sostanzialmente corrette.
Un principio già consolidato nella normativa sul risk management
Il tema non è nuovo nel panorama della normazione tecnica. Anche al di fuori dell'ambito CBRNE, gli standard internazionali di gestione del rischio riconoscono da tempo la centralità del vocabolario condiviso: la famiglia ISO 31000 sulla gestione del rischio, ad esempio, si fonda su una terminologia definita in modo specifico proprio per evitare che concetti come "rischio", "pericolo" o "controllo" vengano interpretati in modo divergente da organizzazioni diverse che devono comunque confrontarsi, certificarsi o collaborare secondo lo stesso quadro di riferimento. La logica è la stessa che ispira la UNI EN 17173:2021: prima di poter gestire un rischio in modo efficace, occorre poterlo descrivere in modo univoco.
Cosa significa, in pratica, per chi si occupa di Analisi dei Rischi
Tradurre questo principio in pratica operativa non richiede necessariamente l'adozione integrale di un nuovo standard, ma alcuni accorgimenti che qualsiasi organizzazione può iniziare ad applicare fin da subito.
Il primo passo è dotarsi di un glossario interno di riferimento per i termini chiave dell'Analisi dei Rischi utilizzati in azienda, allineato per quanto possibile alle norme tecniche di settore già disponibili, così da non reinventare definizioni che l'industria ha già condiviso e validato. Il secondo è rendere questo glossario parte integrante dei documenti operativi: procedure, moduli di valutazione, piani di emergenza e materiali di formazione dovrebbero fare esplicito riferimento alle stesse definizioni, evitando che ogni funzione aziendale sviluppi un proprio vocabolario informale.
Un terzo elemento riguarda la formazione: la condivisione del linguaggio non si esaurisce nella pubblicazione di un documento, ma richiede momenti formativi in cui i diversi attori, dal personale operativo ai vertici aziendali, verifichino di attribuire lo stesso significato agli stessi termini, specialmente per quei concetti che nella pratica quotidiana vengono usati con accezioni leggermente diverse. Infine, quando l'organizzazione opera in filiere estese o in contesti multinazionali, come nel caso della risposta CBRNE a livello europeo, l'adozione di un glossario riconosciuto a livello sovranazionale, come quello previsto dalla UNI EN 17173:2021, diventa una scelta strategica: riduce il rischio di fraintendimenti tra enti di Paesi diversi e facilita l'interoperabilità nelle situazioni in cui il tempo di reazione è un fattore critico.
Una base invisibile, ma decisiva
La UNI EN 17173:2021 nasce per rispondere a un'esigenza molto specifica, quella della risposta agli eventi CBRNE, ma il principio che la sottende ha una portata più ampia e riguarda chiunque si occupi di Analisi dei Rischi in qualsiasi settore. Un linguaggio comune non è un dettaglio formale da sistemare dopo aver definito la metodologia di valutazione: è una componente strutturale dell'efficacia stessa dell'analisi. Un'analisi tecnicamente ineccepibile, ma scritta con una terminologia che non tutti i destinatari comprendono allo stesso modo, produce lo stesso risultato di un'analisi mal fatta: decisioni prese su basi incomplete o distorte.
Investire nella costruzione di un vocabolario condiviso, allineato agli standard di riferimento disponibili e periodicamente verificato con tutti gli attori coinvolti, significa quindi investire direttamente nella capacità dell'organizzazione di comprendere, comunicare e, in ultima analisi, gestire i propri rischi in modo efficace.
Per approfondire, leggi anche il nostro articolo su Campi elettromagnetici e lavoratori esposti: le Linee Guida AIRM 2021 rispondono ai dubbi più comuni sulla sorveglianza sanitaria, oppure consulta la sezione Linee Guida per altre risorse normative.

