Accordo UE-Mercosur: cosa cambia per chi esporta giocattoli, macchinari ed elettrodomestici
Dal 1° maggio 2026 è in applicazione provvisoria l'Interim Trade Agreement (iTA). Una guida pratica per le imprese italiane sui nuovi dazi, le tempistiche e le regole di origine da rispettare.
Il 17 gennaio 2026 l'Unione europea e i quattro Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) hanno firmato due testi paralleli: l'Accordo di partenariato UE-Mercosur (EMPA) e l'Accordo commerciale provvisorio (iTA, Interim Agreement on Trade). Mentre l'EMPA dovrà essere ratificato da tutti gli Stati membri prima di entrare pienamente in vigore, l'iTA è già operativo: dopo il via libera del Parlamento europeo del 27 febbraio 2026 e il completamento delle procedure interne da parte dei quattro Paesi Mercosur entro marzo, l'accordo si applica in via provvisoria dal 1° maggio 2026. Quando l'EMPA sarà ratificato, l'iTA verrà abrogato e sostituito integralmente da quest'ultimo.
Si tratta della più grande area di libero scambio mai negoziata dall'UE, con oltre 700 milioni di consumatori coinvolti. L'intesa prevede l'eliminazione progressiva dei dazi sul 91% delle linee tariffarie dell'export europeo verso il Mercosur: una parte limitata (circa l'11%) diventa duty-free da subito, mentre per il resto sono previsti percorsi di riduzione scaglionati da pochi anni fino a un massimo di 15-18 anni per i comparti più sensibili.
Per le imprese italiane, il tema non è solo "quanto" cambierà il dazio, ma quando e a quali condizioni. Vediamo cosa prevede l'accordo per tre settori centrali del Made in Italy: giocattoli, macchinari e elettrodomestici.
La logica dell'accordo: dazi zero solo per chi rispetta le regole di origine
Il punto che le aziende esportatrici non possono sottovalutare è che l'abbattimento dei dazi non è automatico. Ne beneficiano solo i prodotti che possiedono "origine preferenziale" UE secondo i criteri dell'Allegato 3B dell'accordo: bisogna cioè dimostrare che la merce è stata interamente ottenuta nell'Unione oppure che i componenti non originari hanno subito una "lavorazione sufficiente" sul territorio europeo (cambio di voce doganale, valore o peso minimo di parti non originarie, processo produttivo specifico a seconda della categoria merceologica).
Per gli esportatori UE la prova dell'origine si basa sull'autodichiarazione: la "dichiarazione di origine" (statement on origin, Allegato 3-C), compilata su fattura o documento commerciale e collegata al sistema REX (Registered Exporter), senza necessità di firma. È prevista anche una misura transitoria che consente, per un periodo limitato, l'uso di un certificato di origine alternativo (Allegato 3-D).
Giocattoli: un mercato oggi penalizzato da dazi al 20%
Il comparto giocattoli è un buon esempio di come l'accordo intervenga su barriere tutt'altro che simboliche. In Brasile, il principale mercato dell'area, l'import di giocattoli sconta la Tariffa Esterna Comune (TEC) del Mercosur, fissata al 20% (dopo essere arrivata fino al 35% con la maggiorazione eccezionale in vigore dal 2011 e poi rientrata). A questo si aggiungono spesso oneri doganali locali e complessità procedurali che rendono i prodotti europei meno competitivi rispetto alla produzione asiatica, spesso già presente con filiere consolidate nell'area.
L'export italiano di giocattoli verso il Mercosur è storicamente contenuto (circa 35 milioni di euro secondo le rilevazioni più recenti disponibili, riferite al 2018), ma proprio per questo un azzeramento o una forte riduzione del dazio può rappresentare una leva di crescita significativa in termini percentuali, soprattutto per le PMI del comparto che oggi trovano poco conveniente affrontare da sole il mercato sudamericano. Il giocattolo rientra tra i beni industriali soggetti al percorso di liberalizzazione progressiva previsto dall'accordo: la riduzione non è quindi immediata su tutte le voci, ma segue il calendario di smantellamento tariffario concordato per i beni di consumo industriali.
Per le aziende del settore, il consiglio pratico è verificare la propria voce doganale specifica (capitolo 95 della nomenclatura combinata) negli allegati tariffari dell'accordo, dove sono indicati dazio di partenza, anno di azzeramento e, se prevista, la relativa regola di origine.
Macchinari e apparecchiature: il taglio più rilevante per l'export italiano
È probabilmente il comparto in cui l'accordo pesa di più in valore assoluto per l'Italia. Macchinari e apparecchiature elettriche sono oggi soggetti, nei mercati Mercosur, a dazi compresi tra il 14% e il 20%. L'accordo prevede:
- un taglio immediato, dal 1° maggio 2026, di circa 1,3-1,7 punti percentuali su una parte significativa delle voci tariffarie del settore;
- un percorso di smantellamento progressivo su un arco di 10 anni per circa il 93% dell'export europeo del comparto, fino all'azzeramento completo del dazio;
- per alcune apparecchiature elettriche di segnalazione e controllo (ad esempio per infrastrutture di trasporto) l'eliminazione o la forte riduzione del dazio è invece immediata.
Secondo le stime circolate a livello europeo, il solo comparto macchinari potrebbe generare un risparmio su dazi superiore a 4 miliardi di euro l'anno per le imprese UE nel loro complesso. Per l'Italia, che esporta verso il Mercosur macchinari e apparecchiature elettriche per un valore stimato in circa 3,1 miliardi di euro, si tratta di uno dei mercati in cui il vantaggio competitivo rispetto a concorrenti extra-UE (Cina, Stati Uniti, Corea del Sud) può crescere in modo sensibile nell'arco del prossimo decennio, a condizione di rispettare le regole di origine viste sopra: nel settore meccanico, un macchinario assemblato con componenti UE e materiali extra-UE può comunque ottenere il dazio zero se la lavorazione svolta in Europa soddisfa la regola specifica prevista dall'Allegato 3B.
Elettrodomestici: stesso percorso del comparto elettromeccanico
Gli elettrodomestici, dal punto di vista della classificazione doganale, rientrano in larga parte nello stesso raggruppamento di macchinari e apparecchiature elettriche (capitoli 84-85 della nomenclatura combinata) e seguono quindi lo stesso impianto di liberalizzazione: dazi di partenza nell'ordine del 14-20% nei principali mercati Mercosur, con riduzione iniziale dal 1° maggio 2026 e successivo smantellamento graduale nell'arco di un decennio per la gran parte delle voci del comparto.
Per i produttori italiani di elettrodomestici, spesso organizzati su filiere che integrano componentistica proveniente anche da fuori UE, il tema delle regole di origine è particolarmente delicato: motori, compressori, schede elettroniche e altri componenti extra-UE sono comuni nel settore, e la loro incidenza va verificata con attenzione rispetto alle soglie previste dalla regola di origine specifica, per non perdere il diritto al trattamento preferenziale.
| Settore | Dazio attuale (indicativo) | Percorso di riduzione |
|---|---|---|
| Giocattoli | fino al 20% (TEC Mercosur, Brasile) | liberalizzazione progressiva, beni industriali |
| Macchinari e apparecchiature elettriche | 14% - 20% | taglio immediato (1,3-1,7 punti) + azzeramento in 10 anni per il 93% dell'export |
| Elettrodomestici (macchine/apparecchi cap. 84-85) | 14% - 20% | stesso schema del comparto elettromeccanico |
Valori indicativi ricavati da fonti ufficiali e giornalistiche disponibili a maggio 2026; per ogni singola voce doganale vanno sempre verificati gli allegati tariffari ufficiali dell'accordo.
Cosa devono fare ora le aziende esportatrici
- Verificare la propria voce doganale (HS/NC) e il relativo calendario di riduzione tariffaria negli allegati dell'accordo, Paese Mercosur per Paese Mercosur.
- Mappare la filiera: origine di materie prime e componenti, percentuale di parti extra-UE, tipo di lavorazione svolta in Europa.
- Verificare la regola di origine specifica prevista dall'Allegato 3B per il proprio prodotto (non è uguale per tutte le voci).
- Attivarsi per la registrazione REX, necessaria per poter rilasciare la dichiarazione di origine in autonomia.
- Valutare l'impatto commerciale: anche una riduzione parziale e non immediata del dazio può cambiare la competitività di un'offerta se comunicata correttamente ai distributori locali.
Serve una verifica puntuale sulla propria voce doganale o sulla regola di origine applicabile?
Prima di aggiornare listini e contratti con i distributori in Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, è utile un controllo mirato su allegati tariffari e regole di origine specifiche del proprio prodotto.
